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11.09.04

Corpo "Volontari del Sesso"

Siete in crisi con il vostro partner, la passione è svanita, non c'è più quel feeling che vi univa una volta e il Sesso è diventato solo una pratica monotona o addirittura un bel ricordo? Sono problemi che accomunano purtroppo molte coppie e a soffrirne sono soprattutto le donne che si sentono trascurate e afflitte. Cercare una via di uscita e una soluzione veloce non è sempre facile.

In Giappone per risolvere questa situazione è nata un'associazione, forse quasi per gioco, che oggi è diventata un punto di riferimento importante per tante donne. Si chiama Corpo volontari del sesso e i membri che ne fanno parte dedicano il loro tempo e offrono anche il loro denaro per aiutare le donne che stanno vivendo una crisi matrimoniale. Il compito di questi volontari è di far ritrovare alle signore e ragazze, che si presentano a questa associazione, la stima per se stesse ormai danneggiata dalla relazione fallita. Con precisione non si conoscono i loro rimedi: se si tratta solo di un appoggio e sostegno morale o addirittura concreto. Visto che il problema riguarda soprattutto il sesso dalle parole si dovrebbe passare ai fatti... Nonostante il Corpo dei volontari abbia avuto, sin dagli inizi, un grande successo, solo lo scorso novembre si è riusciti a fondare un centro organizzativo e di ritrovo. Shukan Shincho, padre dell'associazione, spiega come è nata questa idea: «Mentre facevo programmi live, in tv, sui problemi legati al sesso, mi sono reso conto che c'è una grande quantità di coppie i cui problemi sessuali nascono dalle rispettive differenze nei loro modi di eccitazione. Quanto ho aperto una clinica a Tokyo ho potuto constatare di persona i molteplici problemi che affliggono le donne trascurate dai loro partner. Così ho pensato che fosse una buona idea venire in aiuto alle coppie concretamente fondando il Corpo volontari del sesso». Chissà se l'idea dei giapponesi sarà "sposata" anche da qualche italiano? Ma visto gli ultimi stravolgimenti in campo affettivo, il centro potrebbe essere aperto per gli uomini sempre più in crisi d'identità e personalità.

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Squadra speciale
Dopo una fase sperimentale, il corpo volontari del Sesso giapponesi diventano una squadra. La missione è conforto alle donne in astinenza sessuale. Era nato a Tokyo come un esperimento promosso dal sessuologo e psicologo, dottor Kim Myung Jung. La realtà statistica era allarmante, una buona parte delle donne sposate giapponesi era costretta a lunghi periodi di astinenza sessuale. Indipendentemente dall'età delle coppie, dopo pochi anni dal matrimonio, gli uomini guardano alle loro mogli come delle sorelle o amiche così intime da non suscitare più in loro alcuna pulsione sessuale e le donne accettano questa condizione anche in virtù dell'esempio dei genitori. Ansiolitici e sonniferi sono solo dei palliativi che non costituiscono una vera soluzione. Ora è nata una squadra di 25 volontari tra i 30 e i 60 anni e una rete distribuita sulle più importanti città del Giappone. Quasi tutti i componenti della squadra speciale hanno competenze nel campo della psicologia e un aspetto piacevole, le loro prestazioni vanno dalla semplice consulenza alla conversazione, fino alle applicazioni pratiche nel merito delle quali il dottor Kim Myung Jung non interviene.
Gli uomini della squadra si presentano a domicilio, se richiesto dalla paziente, e sono sempre vestiti in giacca e cravatta. Il servizio di emergenza sessuale inizia con una seduta individuale con il dottor Kim Myung Jung per un costo equivalente a circa 145 euro e include telefonate e visite al consultorio per un periodo di tre mesi. Quasi tutte le donne che ricorrono alla terapia fanno richiesta di un volontario sessuale.

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Il Seno
Una sera si autunno, una come tante altre stavo chiudendo il negozio, quando Marina, la ragazza che abita al primo piano del palazzo,è arrivata per chiedermi un consiglio su cosa mettersi la sera per uscire; ha iniziato a proporre alcuni abbinamenti: gonna maglietta e giubbino, camicia ecc., io le dissi di mostrarmi qualcosa per schiarire le idee …
Così lei è andata ad indossare una “cosuccia” da farmi vedere.
“Marina è una ragazza abbastanza carina, alta un metro e settanta, capelli mori dalle spalle, un viso dolce, in estate sempre abbronzata, insomma un bella
figa. E’ ritornata in negozio con: camicia bianca aderente, gonna scura dal ginocchio, e ai piedi “sabò” a punta; sono rimasto un momento incantato ad osservare: si vedeva il seno in trasparenza!
Ragazzi che
poppe e che maestosi capezzoli. Lei si è accorta del mio sguardo fisso e preoccupata ha domandato se per caso non mi piaceva com’era vestita; ho risposto che le stava tutto bene!
Mentre navigava in internet sul mio computer, ho iniziato a massaggiarle le spalle; aumentavo e diminuivo l’intensità del massaggio fino ad arrivare alla soglia del “piacer-dolore”.
La cosa iniziava a piacermi, anche perché dall’alto riuscivo ad intravedere il suo seno, e quel vedo e non vedo mi creava non pochi turbamenti; continuavo a massaggiare e a guardare, i capezzoli fiorenti chiedevano di me!
Marina per me era come una sorella ed io per lei come un fratello più grande… …ma caotiche e perturbatrici idee frullavano nella mia mente: dovevo assolutamente toccare quelle
Tette Grosse!!
Con un gioco di mano, scendevo e risalivo su schiena e con cautela verso il seno, lei forse intimorita del fatto che mi stavo avvicinando al tesoro, per un paio di volte mi ha bloccato la mano, ma al terzo tentativo ho trovato la strada libera, e mi tuffavo sul bottino!
Un seno sproporzionato, abbastanza sodo con i capezzoli rigonfi di piacere che gioivano sotto quel abile tocco, si notava una certa accondiscendenza da parte sua con aumento del battito cardiaco ed una colorazione porporina della pelle del viso.
La sfortuna, nella vita vuole, che nei momenti più belli ci sia qualcuno che disturba, ed infatti ha suonato il telefono: era una persona che aveva sbagliato numero… ma va a . . .
Aveva interrotto un magico momento, e adesso che fare?
Con astuzia ho fatto finta di niente come se nulla fosse accaduto.
Lei, per prima, mi ha domandato di continuare con il massaggio…
Avevo ottenuto quello che volevo, ho ripreso a massaggiare le spalle, mentre contemplavo come arrivare ad esplorare le grotte, che si trovavano negl’inferi del castello; la fortezza non era inespugnabile, una comune cerniera sul fianco, che abilmente sono riuscito ad aprire; ora vedevo le mutandine gialle.
Con una mano ora toccavo il seno e con l’altra volevo scendere per raggiungere l’oscurità della cella sotterranea, senza alcuna difficoltà ho raggiunto la grotta umida dei suoi umori, la stavo masturbando!
Lei si girò di scatto, pensavo volesse tirarmi uno schiaffo, invece no!
Mi ha sbottonato i pantaloni ed ha iniziato a baciarmelo con foga e professionalità… più continuavo a toccarla e più passione ricevevo è stato fantastico, lei raggiunse in un batter d’occhio, una serie di orgasmi multipli che la fermarono un attimo per riprendersi, dopo qualche istante si tolse la camicetta voleva farmi una spagnola, mentre con la lingua mi infondeva piccole scariche di piacere sul glande, a questo punto dovevo puntare e sparare gli ultimi colpi in canna!!

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Le donne andando a giro sempre più nude, con piccoli ed inconsistenti indumenti che le ricoprivano i corpi sudati, con i loro frutti proibiti, visibilissimi da sotto i materiali impalpabili, quasi trasparenti: tette che ballonzolavano, con un trionfo di morbida e conturbante abbondanza o nel caso di seni più discreti, comparivano leggiadri tra i tessuti o aspettavano insidiosi di essere rivelati fra le vaporose pieghe delle camicie sbottonate. Sederi che provvisti di sottili perizomi apparivano maestosi nelle loro rotondità, gambe bellissime ed abbronzate, che con grazia calamitavano le traiettorie degli sguardi virili, tra cui anche quello di Ugo. Cercando di togliersi di dosso quella calura estiva o libidinosa, Ugo indirizzò lo sguardo verso l’insegna luminosa della gelateria, che, con l’intermittenza delle luci, lo attirava. In un minuto era già lì, una marea di gente che si accalcava presso il bancone lo demoralizzò, ma oltre le teste, che facevano da barriera tra lui e i gelati, scorse la commessa e la sua bellezza: la fissò lungamente, quando lei prendeva il cono e lo avvolgeva, delicata, con le sue belle mani, con altrettanta premura vi appoggiava sopra il gelato arricciolato e lo modellava con la sua destrezza. Ugo si sistemò intorno ad un tavolino, aspettando che la situazione si tranquillizzasse un po’, pretesto ideale per occhieggiare la sua preda. Un cono sgocciolante e la lingua solerte della ragazza che lo leccava, attirarono la sua attenzione. Il gelato si stava completamente sciogliendo, già un paio di volte si risolse in goccioloni rosa che si schiantavano, espandendosi, sul pavimento piastrellato. La bocca che lo ingurgitava sembrava enorme, famelica, insaziabile e il povero piccolo gelato si ammosciava sempre di più sotto i colpi affilati di quella lingua calda che lo lambiva con estrema golosità. Dopo qualche minuto il cono diventò una piccola punta di biscotto, che faceva capolino fra le labbra, aspettando di essere triturato del tutto per poi precipitare nell’abisso più nero. Si era fatto tardi, era circa mezzanotte meno un quarto, quando il locale si svuotò. Le ultime persone parlottavano accanto a lui, gustando il gelato, nelle loro coppette variopinte: era arrivato il momento di prenderlo anche per lui. Si avvicinò al bancone dove distinse una varietà di tipi: creme morbide e straripanti, sistemate in dolci ondulazioni lo invitavano e pareva farlo anche la commessa che con un sorriso intrigante appariva ancor più voluttuosa. Quel gelato aveva lo stesso gusto dei bollenti cunnilingus di cui aveva goduto e non si poteva sbagliare, certo che no!

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Ma nessuno che mi prestasse soccorso. Al primo semaforo accavallai le gambe, si aprì alla vista dell’ignaro spettatore una coscia nera che per chissà quale magia diventava pelle chiara solcata da due stringhe rosso merlettate. Poiché mi trovavo lì, ero certamente una donna da pagare! Insomma una puttana da apostrofare senza diritto di replica. Queste erano, più o meno, i pensieri che si leggevano sui visi degli uomini che si fermavano. EMi disse buttando giù il sedile e rivoltandomi senza nessuna cortesia. Il suo intento era chiaro. Entrare nella parte più oscura che al tempo mai nessun membro di uomo aveva ancora visitato. Ma strinsi gli occhi e cercai di non opporre resistenza finché un enorme muscolo s’affacciò nel mio ventre e senza chiedere permesso salì dirompente fino a toccarmi il cervello. Cominciò ad andare avanti e dietro senza preoccuparsi del dolore che misto a piacere m’immobilizzava al sedile, ma mi sentivo puttana e posseduta, mi sentivo cagna perfetta al mio uomo che al calduccio in pantofole stava serenamente passando la serata. Sola, in una zona che non conoscevo, con il telefonino scarico, nessuna cabina telefonica nelle vicinanze, la strada buia e frequentata solo da belle di notte e clienti. Non potevo chiamare Matteo, sicuramente a casa con la sua mogliettina. Ebbene si, a quel tempo vivevo ancora con i miei, ma avevo un amante, di quelli che ti sconvolgono la vita, la morale ed il sesso, ma che non puoi fare a meno quando arrivi al punto di credere che senza di lui, mai nessuno mai potrebbe arginare quelle voglie che altrimenti si dilaterebbero all’infinito. E poi era sposato, dettaglio che al tempo mi era quasi insignificante, anzi per dire il vero l’intrigo e l’inganno andavano molto d’accordo con la mia libertà. Il tizio aveva un volto sincero e delle mani delicate, dentro di me iniziai a rimuginare... Matteo, nei nostri momenti, mi sussurrava sempre più insistentemente questo tipo di scenario: un rapporto con un altro uomo a pagamento chiaramente vestita con tutti i ferri del mestiere. Lo avevo sempre rifiutato sdegnosamente, ma ora, la possibilità mi si presentava, oltretutto il mio occasionale cliente, era un ragazzo sui 35 anni, giovane e carino, niente male... Pensai al mio amante e al suo calduccio insieme al cane e alla sua mogliettina. Forse lui non avrebbe mai pensato che … alla fine anch’io avessi avuto coraggio da vendere. Decisi per il sì. Ma fare la puttana con un paio di collant era il peggio che si potesse sperare! Ci appartammo poco dopo, vicino ad un’altra macchina con i vetri appannati. Si sbottonò immediatamente i pantaloni e senza parlare cominciò a masturbarsi mentre con l’altra mano s’insinuò nelle mie tette ormai vogliose. Lo aiutai a scoprirle entrambe e poi accompagnai la sua bocca fino a sentire la sua saliva calda sui capezzoli e poi giù fino al centro del mio piacere. Così dicendo fece un inversione a U proprio davanti ad un gruppo di belle di notte. “Vede” proseguì “questa sera era dedicata al divertimento ed invece mi sembro il buon samaritano.” Arrivammo alla mia auto in cinque minuti. Salii in macchina ed esperta com’ero, grazie al mio amante, infilai le calze nere agganciandole al reggicalze in pochissimi secondi. Riparata dal buio non avevo destato sospetti. Anzi ebbi il tempo e l’ardire di scegliere quello nero e rosso pieno di volant e fiocchetti d’altri tempi, lasciando ad altre occasioni quello bianco di San Gallo.

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Inserito il 11.09.04 22:02

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