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20.04.05

Perversioni amorose

Erano circa le undici di sera, tornavo a casa dopo una pizza con la mia amica Claudia, quando la mia Y10 blu rimase inchiodata al parcheggio senza nessuna intenzione di fare il proprio dovere. Veramente era già qualche giorno che faceva le bizze, ma non potevo pensare che proprio quella sera mi avesse appiedata. x4x

Ero in preda allo sconforto più totale. Sola, in una zona che non conoscevo, con il telefonino scarico, nessuna cabina telefonica nelle vicinanze, la strada buia e frequentata solo da belle di notte e clienti. Non potevo chiamare Matteo, sicuramente a casa con la sua mogliettina. Ebbene si, a quel tempo vivevo ancora con i miei, ma avevo un amante, di quelli che ti sconvolgono la vita, la morale ed il sesso, ma che non puoi fare a meno quando arrivi al punto di credere che senza di lui, mai nessuno mai potrebbe arginare quelle voglie che altrimenti si dilaterebbero all’infinito. E poi era sposato, dettaglio che al tempo mi era quasi insignificante, anzi per dire il vero l’intrigo e l’inganno andavano molto d’accordo con la mia libertà. Sciagura nelle sciagure... nel camminare sui tacchi decisamente alti, presi una storta . Questo era il quadro desolante di quel mio fine serata. Ebbi l’idea di chiedere un passaggio. Non l’avessi mai fatto... Si fermavano tutti. Ma nessuno che mi prestasse soccorso. Poiché mi trovavo lì, ero certamente una donna da pagare! Insomma una puttana da apostrofare senza diritto di replica. Queste erano, più o meno, i pensieri che si leggevano sui visi degli uomini che si fermavano. Era ormai quasi un’ora che cercavo un passaggio da qualcuno che si impietosisse, quando mi si affiancò una BMW bianca. Il guidatore, abbassando il finestrino, mi chiese: “Signorina, posso avere il piacere di accompagnarla?” Ormai sfinita e sfiduciata gli risposi: “No... Guardi si sta sbagliando... Io non sono quella che lei pensa...” “Ma io non penso nulla... certo vestita così... non è che faccia pensare ad altro... “ Al che più incazzata risposi: “Ah no... Mi vuole dire che le sembro tanto una puttana come tante altre qui intorno ? Le do questa idea ? E solo perché ho la macchina in panne?” “La prego non s’arrabbi, certo però chi passa può sbagliarsi facilmente e prenderla per una di quelle. Se ha bisogno di un passaggio salga, l’accompagno io a casa.” Visto il tizio rassicurante non me lo feci ripetere due volte e salii in macchina. Il tizio aveva un volto sincero e delle mani delicate, dentro di me iniziai a rimuginare... Matteo, nei nostri momenti, mi sussurrava sempre più insistentemente questo tipo di scenario: un rapporto con un altro uomo a pagamento chiaramente vestita con tutti i ferri del mestiere. Lo avevo sempre rifiutato sdegnosamente, ma ora, la possibilità mi si presentava, oltretutto il mio occasionale cliente, era un ragazzo sui 35 anni, giovane e carino, niente male... Pensai al mio amante e al suo calduccio insieme al cane e alla sua mogliettina. Forse lui non avrebbe mai pensato che … alla fine anch’io avessi avuto coraggio da vendere. Decisi per il sì. Ma fare la puttana con un paio di collant era il peggio che si potesse sperare! Già lo sentivo Matteo: “Ti capita un occasione simile e non la sfrutti al meglio?” “Senta, mi scusi, potremmo ritornare alla mia macchina, ho lasciato i documenti!” Per paura che mia madre se ne accorgesse lasciavo sempre in macchina i miei indumenti intimi che tanto facevano eccitare il mio Matteo. Il mio compagno di viaggio sbuffò. “Mi sembra che lei stia abusando della mia pazienza. Ma seguiamo il destino… Dov’è la sua macchina?” Così dicendo fece un inversione a U proprio davanti ad un gruppo di belle di notte. “Vede” proseguì “questa sera era dedicata al divertimento ed invece mi sembro il buon samaritano.”

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Arrivammo alla mia auto in cinque minuti. Salii in macchina ed esperta com’ero, grazie al mio amante, infilai le calze nere agganciandole al reggicalze in pochissimi secondi. Riparata dal buio non avevo destato sospetti. Anzi ebbi il tempo e l’ardire di scegliere quello nero e rosso pieno di volant e fiocchetti d’altri tempi, lasciando ad altre occasioni quello bianco di San Gallo. Ripartimmo. Al primo semaforo accavallai le gambe, si aprì alla vista dell’ignaro spettatore una coscia nera che per chissà quale magia diventava pelle chiara solcata da due stringhe rosso merlettate. Niente di più piacevole per chi aveva deciso di passare una serata un po’ diversa ed era intento a guardare i marciapiedi affollati. Ora la scena era più definita. Accese la luce e mi guardò incredulo. “Senti bella” passò al tu senza accorgersi, “ma così mi fai ricredere! Ti voglio confessare una cosa. E’ più di un’ora che giro alla ricerca di una di quelle con indosso almeno un banale reggicalze. Una cosa da niente, un pezzo di stoffaccia trasversale e quattro striminziti elastici che scendono. Ed invece, fortuna vuole, che do uno strappo per opera buona e mi ritrovo in macchina tutto questo ben di Dio. “ Mi sentivo più tranquilla, avevo accorciato le distanze con quella stupenda lingerie, regalo del mio amante. “Mi spieghi cosa sta succedendo? Prima mi fai tanti discorsi... Non sono quella che pensi... E poi mi sorprendi in questo modo? Nel frattempo la mini era salita quel tanto da lasciarmi praticamente nuda La poca luce era sufficiente per mostrare tutto lo splendore del raso bianco delle mutandine. Dissi. “E’ vero sono una puttana, anzi vorrei farla. Oggi è il mio primo giorno di lavoro, tu sei il mio primo cliente, mi vergognavo e non sapevo come dirtelo...” “Non ti preoccupare ti capisco... Visto che è la prima volta, lo facciamo gratis allora. Bisogna inaugurare il nuovo lavoro...” Rise evitando comunque di toccarmi la gamba. Ero troppo provocante e soprattutto troppo precisa alle sue voglie. Ci appartammo poco dopo, vicino ad un’altra macchina con i vetri appannati. Si sbottonò immediatamente i pantaloni e senza parlare cominciò a masturbarsi mentre con l’altra mano s’insinuò nelle mie tette ormai vogliose. Lo aiutai a scoprirle entrambe e poi accompagnai la sua bocca fino a sentire la sua saliva calda sui capezzoli e poi giù fino al centro del mio piacere. Ero eccitata come non mai, lo pregai di entrare senza indugiare, di penetrarmi laddove la voglia bagnava le mie cosce che ormai larghe non aspettavano altro. “Visto che vuoi fare la puttana, il primo impegno è quello di abbandonarti e soddisfare il cliente!” Mi disse buttando giù il sedile e rivoltandomi senza nessuna cortesia. Il suo intento era chiaro.

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Entrare nella parte più oscura che al tempo mai nessun membro di uomo aveva ancora visitato. Ma strinsi gli occhi e cercai di non opporre resistenza finché un enorme muscolo s’affacciò nel mio ventre e senza chiedere permesso salì dirompente fino a toccarmi il cervello. Cominciò ad andare avanti e dietro senza preoccuparsi del dolore che misto a piacere m’immobilizzava al sedile, ma mi sentivo puttana e posseduta, mi sentivo cagna perfetta al mio uomo che al calduccio in pantofole stava serenamente passando la serata. Passò qualche minuto, forse mezz’ora e mentre quell’essere invasato mi esplorava senza il minimo accenno di fatica pensavo che finalmente qualcuno s’era deciso. Salendo sopra la mia volontà aveva infranto l’ultimo tabù che mi portavo appresso da anni, mi stava prendendo senza amore e senza soldi, visto che ancora non m’aveva pagata, ed io non sentivo neanche più dolore, ma solo la gioia di raccontare di quanto ero stata capace di fare in una notte normale sfruttando la più banale occasione. Ma ad un tratto con mia sorpresa si ritrasse e ancora gonfio di piacere mi fece scendere dalla macchina. Voleva ammirami in piedi in tutto il mio splendore, voleva rendersi conto di quale cagna si stava fottendo. L’aria fredda della sera mi penetrava tra le gambe alleviando il bruciore che da dietro saliva intenso. Ma mi sentivo bene. Mi sentivo imperiosa elevandomi con i tacchi a spillo sopra il tappeto di Kleenex e preservativi. Provai a slacciare una stringa del reggicalze, ma non volle. Mi voleva vestita e dovevo solo camminare e farmi guardare da dietro. Mi sentivo nuova e rotta di dietro come una vera puttana. Ero riuscita a conquistare un uomo e farmi fottere assecondando il cliente come una brava professionista. Passò ancora qualche minuto. Finché l’auto accese il motore e scappò via. In un momento passò una serie di immagini nella mia testa. Cosa stava succedendo? Dovevo rimandare i miei propositi, non ero stata capace, ero una buona a nulla! Oppure, oppure era solo un film: La Y10 non era rotta, ma manomessa; l’occasionale cliente non era occasionale. Lo sportello della macchina accanto si spalancò all’improvviso. Non ci potevo credere! Vidi Matteo camminare verso di me. Mi strinse come mai aveva fatto. “Sei stata stupenda, grazie!” Mi abbracciò forte accarezzando leggero il mio sedere come s’accarezza un bambino. S’inginocchiò baciandolo avidamente e trasmettendogli tutto il suo amore. Non l’aveva deluso e Matteo era proprio contento di lui!

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Arrivato a casa verso le 19:30 vidi la mia lei vestita molto elegante e eccitante allo stesso modo, indossava un vestito rosso stretto non troppo corto che risaltava il suo fisico stupendo, con una evidente scollatura a V. Verso le 20 arrivarono i nostri amici, Marzia vestita, come al solito in un modo molto provocante, con uno scaldacuore beige, che lasciava poco spazio alla fantasia dato che il suo seno (una terza soda) faceva fatica a stare li al suo posto, sotto una gonna corta di jeans con degli stivali da cowboy. Cenammo parlando del più e del meno fina a quando verso il dolce successe una cosa imprevedibile, i due nostri amici cominciarono a litigare per un motivo che non avevo capito, io e Alessia cercammo di calmarli, dato che stavano alzando la voce e l’ora era tarda, ma non fu possibile, fino a che, tutto ad un tratto, lui prende le chiavi della macchina esce e se ne va dicendo che non voleva avere più niente a che fare con lei, non sapendo cosa fare, visto che Marzia aveva cominciato a piangere, Alessia le si avvicinò e la cominciò a consolare, io cominciai a sparecchiare, tutta la casa era piombata nel silenzio. La situazione si era calmata e io proposi di giocare a carte, presi le carte da poker e iniziammo a giocare, accompagnando tutto con del buon jack-daniel’s, dopo alcune mano l’alcool cominciava a fare effetto, l’effetto che io volevo che accadesse, Alessia e Marzia si guardano e iniziano a ridere fino a che dicono che il gioco era un po’ noioso e bisognava ravvivarlo, allora proposero di puntare invece che le fisch i nostri vestiti, in poche parole proposero lo strip-poker, io accettai con molto piacere e iniziammo, ma Marzia disse che non era valido iniziare così, perché Alessia aveva meno indumenti di noi, così la mia lei si alzo e andò in camera per mettersi il reggiseno e delle calze auto reggenti, pronti cominciammo. Dopo alcune mano, Alessia era rimasta solamente con il perizoma, che risultò come io avevo immaginato, nero e tutto trasparente che lasciava intravedere il suo pelo corto e con una calza autoreggente, Marzia invece rimase in reggiseno, molto bello dello stesso colore dello scaldacuore, e un paio di culottè nere di pizzo, io invece, barando, ero riuscito solo a perdere la camicia quindi ero a torso nudo che avevo appena depilato al mattina, oltre a giocare le ragazze si davano anche da fare nel bere fino a che avevano perso totalmente il controllo, io presi la palla al balzo e dissi che bisognava inserire delle penitenze nel gioco loro ridendo dissero che andava bene, facemmo un giro e barando feci in modo che a Marzia capitò la penitenza, le dissi che doveva baciare Alessia in bocca con la lingua, le due si guardarono e cominciarono a slinguarsi.

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Inserito il 20.04.05 12:14

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