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14.05.05
A Roma di Notte
Sotto questo celo stellato mi addentro, tra i salici stretti di questa citta, lungo questo fiume che la inumidisce e la penetra, come se la preparasse ogni volta senza farle provare dolore. Le ammolla le sponde per allargare il suo letto, per farla capiente ed addolcirle il piacere. Sesso
Una nebbiolina sospesa nasconde
lorgasmo, ma la sento che gode, che accoglie acqua e
detriti senza mai essere colma, femmina mai paga che chiede ed
inghiotte, che ingurgita sesso e si lascia scopare, nelle pieghe
a ventosa troppo distanti, dallanima femmina che ha bisogno
damore. E notte e mimmergo in un brivido
stretto, che corre veloce lungo la schiena, ci sono foglie che
buco, escrementi di cani che evito appena. Tra le mie gambe una
polvere lenta, salza e mi vela le calze, come nebbia mannuvola
il cuore, mattutisce e rallenta il flusso del sangue.
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Ma sarò io questa Roma che dico puttana? Che irriverente la
giudico femmina persa? Ma sarò io che sto guardando me stessa,
come se davanti, al posto del fiume, ci fosse uno specchio?
Lascio che il vento mi scopra la gonna, scopra il mio sesso
impudico e sfatto, perché davvero qui ci sono passati uomini a
frotte, uno scorrere lento di semi infecondi, che neanche per
caso son diventati dei padri, lasciandomi un vuoto che a stento
riempio. E un uragano che nasce da dentro, più in fondo di
quanto mi sia mai scavata. Dalla mia carne esce ruggine e
diluvio, rabbia di dovermi accettare. E un impeto folle che
spazza ragioni, come se di colpo tuonassero parole che sanno dingiuria.
Non ho più fili a questo mondo, chissà se avrò pace? Sono
fatta di pelle e non di cuore, sono fica, tette, il resto non
conta. Questo fiume che scorre crea una voragine danni, che
mhanno avvizzita, sbattuta di colpo. Sono fatta daria
e dacqua, qui dentro non si formano parole, non esiste
amore per pretendere rispetto, sono seno da ciucciare, sono culo
da fischiare, da farci dei sogni malsani quando cammino e a mia
insaputa, mi scopano senza guardarmi la faccia. Dicono che i
vecchi non provano dolore, allora io mi sento vecchia, perché
dentro me non c'è dolore, ma schifo, sputo denso che cola e ti
ritorna in bocca.
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Sarà che stasera indosso una
gonna, a maglie più larghe perché sintraveda, linfinito
bisogno dessere certa, che una femmina è femmina quando
percepisce nel ventre, la consistenza e i contorni del mondo che
entra, nellunico senso adatto a sentire, lanima
dentro dogni essere e cosa. Sarà che cammino in faccia al
tramonto, duna Roma assopita distratta e deserta, sul
parapetto mi mostro ed allargo le gambe, per accogliere il mondo
e goderne bellezza, per sentire il contorno dellombra dei
pini, e dare una forma al cielo che rosso, mi modella le pieghe
del sesso che offro, in un rapporto di carne senza uomo né donna.
Perché non sono gli occhi che danno misura, né il naso lodore
dessenza, né le mani il concetto di forza, come quando
bambina assaggiavo ogni cosa, sentivo le forme attraverso la
bocca, di qualsiasi oggetto non bastavano gli occhi, ma il palato
la lingua per limitarne i contorni, come ora da grande non serve
la vista, per dare il profilo ad un uomo che incontro, quando
sola per strada mi lascio rapire, per sentirlo più dentro quando
chiudo le labbra, per sentirne il vigore loggetto la forma.
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Mallargo e mi chiudo per non perdere nulla, ogni dettaglio
che dà conoscenza, la convinzione che sono parte del mondo, che
mentra e riempie questo ventre scomposto, come bocche di
pesce che restano ferme, in attesa di un branco che viene al
contrario, si saziano e sfamano la voglia infinita, dingoiare
ogni forma della stessa natura, di acqua di mare di carne, per
espellere scarti e trattenere il bisogno, nel ciclo perenne che
arricchisce la vita. Chissà che direbbe chiunque passasse, che
ha visto una donna farsi scopare, da questo imbrunire che a
strati colora, le cupole e i tetti duna Roma che amo, che
sento e mi fotte in mezzo alle cosce, in un andirivieni di
sensazioni che a pelle, mi stipano il ventre e mi trapassano il
cuore, come se non avessi più fondo e lanima tutta fosse
fatta di vuoto. Sono gatti ed antenne, sono vicoli e piazze, che
a forma di sesso mi stipano il collo, sono chiome di pini, cupole
e croci, che saccalcano maschi e mi danno misura, di quanto
i miei occhi si fermerebbero prima, senza avvertire che cè
un cuore che batte, in ogni cosa che vedo, in ogni maschio che
fotte.
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Non voglio comprensione, voglio
che qualcuno m'abusi senza conoscere quello che provo, quale
sventura possano mai fottersi, stanotte, domani, di quale rabbia
s'insozzano senza rendersene conto. Ho bisogno d'amore, d'essere
catturata senza permesso, apprezzata per le labbra che offro, che
consumo, che sbordo per un sesso qualunque che le riduca ad
alcova, per una coda che mormora come se aspettassero il turno.
Non sono nulla, solo pelle, solo pieghe di sesso che il primo
riempie, che lultimo inganna, convinto che lanima sia
poco distante, che la parte che offro sia ancora inviolata.
Cammino sotto questi salici stretti, in cerca di qualcuno che
apprezzi lincedere lento dei miei tacchi insicuri, dellacqua
impetuosa, come se ogni volta nascesse una vita in faccia al
mondo, in faccia alla morte che mi vuole da sola, a piangere
lacrime secche senza costrutto, senza un futuro che davvero non
vedo. Non c'è un filo che mi porta lontano, cè una voglia
damore che confondo col sesso. Prendimi chiunque tu sia,
uomo donna o forma di sesso, ho bisogno di saliva, di fiati e
vapore come se fosse nebbia ed io cammino girandomi attorno. A
mano per mano mentre lo bacio, mi bacia, mentre supina l'accolgo,
perché davvero mi sento bocca e culo, un buco qualunque in
attesa damore che mi riempia in questo vuoto che urla,
questo silenzio dangosce e paure che nessuna parola può più
interrompere. Cammino sotto questi salici stretti per essere anchio
una parte di Roma, per sfidarla ed essere più bella, scoprendo
il mio seno come se fossero colli.
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Se potessi punterei i tacchi tra le due sponde e come un ponte
lascerei che lacqua scorresse veloce, sotto le gambe fino a
sfiorarmi la fica, a saziarmi le parti del ventre dove non
arrivano sessi. Qualcuno si ferma per ammirare il fiume che
scorre, questa Roma romantica che sadagia leziosa, vorrei
dirgli che se solo volessi, sarei brava altrettanto, a farmi
slabbrare le sponde senza chiedere in cambio che niente, perché
per fare la troia basta allargare le cosce, senza pretendere al
dunque lamore, come ora davanti a questo incedere lento, dacqua
che scorre verso la foce, di sangue che nutre il mio seno
disfatto, non riesco a vederci lamore, ma soltanto il
trasporto descrementi e rifiuti.
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A volte mi chiedo quanto siano
poveri gli uomini, che amano una donna dallodore e dal
tatto, senza poterla sentire di dentro, comprenderla tutta e
bagnarla dumore, in un orgasmo perenne che dura una vita,
come un grembo di donna recipiente e materno. Ecco ci sono, mi
sento madre del mondo, partorisco ogni cosa che mentra e
trattengo, mentre gli uomini tutti che mezzo che hanno, per
sentire lamore sentirselo dentro? Gli rimangono i sensi per
nutrire la brama, la voglia infinita di farsi una donna, e
farsela tutta col sesso e la bocca, e farsela in piedi o carponi
sul letto, giudicando la forma lobbedienza del culo, dal
dietro che offre mentre davanti si trucca, come se sabbellisse
per il proprio bisogno, la faccia i capelli mentre si guarda, e
lasciasse a quelluomo la parte più sporca.
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Tra poco riprendo la via di casa, sazia respiro e gonfio il mio
seno, contenta davvero che anche stasera, ho goduto al tramonto
su un parapetto di Roma, spargendo le tracce del mio orgasmo
infinito, sulla terra che nutro e feconda listinto, come
polline e ceneri trasportate dal vento, che si posano sopra i
tetti di case, daltre femmine ora accovacciate nei letti,
aperte alla brama di un uomo di carne, mentre chiedono amore e lo
reclamano invano. Se solo sapessero cosa si prova, sentirsi lanima
in mezzo le gambe, e spalancarla al bisogno dellimmenso che
preme, dello spazio e del tempo che si fanno misura. Oddio che
darei per questo mondo che sento! Ogni volta a questora mi
strappa listinto, di dipingermi il viso gli occhi le
labbra, con i colori rossastri di questo tramonto. Ringrazio il
cielo di portare una gonna, sentire la brezza a contatto di
pelle, che sale dal fiume che viene da Ostia, e leggera masciuga
la voglia che imperla, le pieghe a conchiglia che non copro di
nulla. Perché una femmina è femmina se si lascia scopare, da
tutto lintorno che le preme nel mezzo, perché il mondo è
fatto di cose, di eventi e persone, divise nei ruoli di femmine e
maschi, ma non è il sesso che decide la parte.
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Inserito il 09:38
06.05.05
Oddio quanto è tardi!
Sono le due, mi tolgo le scarpe
e cammino a piedi scalzi, spero proprio che non si svegli. Faccio
il corridoio e trattengo il respiro, quasi sto volando. E
maledettamente tardi, non me ne ero accorta. Se si sveglia cosa
gli dico? Che sono rimasta a parlare sotto casa di Cecilia? Che
ha un problema di cuore? Che ha conosciuto qualcuno che se la
scopa in un parcheggio?
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Tutto silenzio, mio marito dorme. Accendo la luce in sala da pranzo e mi guardo allo specchio. In fin dei conti non sono cambiata, sono sempre la stessa! Guardo le labbra, non sono deformate! Eppure in macchina le sentivo gonfie, insensibili come quando le ripassi e le lecchi dopo il dentista. Potrei benissimo essere stata con Cecilia, mi manca solo un filo di trucco. Mi chiudo in bagno e comincio a spogliarmi, stranamente mi vedo bella, stranamente per la prima volta i miei capelli sadagiano perfetti sulle spalle. Mi chiamo per nome come se ci fosse qualcunaltra dentro lo specchio. Possibile che sia bastato uscire una sera per piacermi di nuovo? Ma io non sono uscita soltanto. Mi tolgo il reggiseno, mi volto di profilo e mi guardo. Mai stato così bello! Mai così attraente! Mi sa che Cecilia aveva proprio ragione! Un semplice sesso mha lisciato i capelli, mha tirato su questo seno, quasi rido e mi do della scema pensando che dopo la cena avrei voluto scappare. Madagio sulla mia incoscienza prendendomi il merito di quello che è successo. Scivolo tra le lenzuola il suo respiro è pesante, sembro un fantasma per quanto non peso, lui ha il sonno leggero non è possibile che non si sia svegliato. Passano pochi attimi. Eccola la mano, la sento, è fredda e sa di marito, sa di controllo di polizia di frontiera che fruga dentro la borsa. Se sapesse che tra queste cosce cè una zoccola vera che sè fatta montare, che tra il palato e la gola sento ancora il sapore, tra le caviglie e i polpacci la stanchezza daver puntato le gambe. Lui continua a toccare. Ma non saccorge quanto sono stanca? Quanto siano immorali queste mani che non mi lasciano in pace. Non può chiedermi ora, in questo momento, di essere una donna capace di tutto, perfino di accogliere due uomini nella stessa serata, di mischiarne sapori diversi.
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Passiamo mesi senza toccarci, notti intere che trascorro in terrazza per raffreddare le voglie. Perché stanotte dovrebbe essere tanto diversa? Qui alle due del mattino, forse ha capito qualcosa e vuole rendersi conto! Chissà se la pelle di una donna cambia al tatto dopo lamore? Vorrei dirgli che troverebbe soltanto deserto, foglie secche e scorie dorgasmi ripetuti e violenti. Perché davvero stasera ho goduto! Lui insiste e mi cerca con un dito, un innocuo dito, che filtra, che sonda, ma ho paura che da un momento allaltro esploda la rabbia, la certezza che Cecilia nemmeno lho vista! Chissà se per prima mi dirà troia o puttana, se per filo e per segno vorrà sapere i dettagli, la bocca o le gambe. O mi chiederà soltanto se mi sento pentita oppure quando ci torno ad inorgoglirmi di nuovo mentre accavallo le gambe ed un ricamo di calza vezzoso devia i discorsi della cagna bastarda e dellarancio che fa i frutti destate. Ora scende ed infila la sua faccia dentro le gambe, oddio non lha mai fatto, sono sicura che è in cerca dodore, di un indizio qualunque. Mi sarò lavata per bene? Avrò passato più volte il sapone? Ma lui non se ne cura, apre la bocca e comincia a succhiarmi, passa la lingua e sospira un tesoro. Dio come posso farlo smettere! Non è possibile che mi baci e mi lecchi proprio nel posto dove un altro mha posseduta a riprese. Ma lui lecca, sembra quasi che voglia pulirla del peccato, dun evento stasera che ha messo in pericolo la tranquillità di marito, di famiglia, di casa. Ma non smette! Succhia e risucchia come se stesse cercando tra le pieghe scomposte lamore.
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Le stesse che qualcuno stanotte ha disfatto, lha governate due volte fino a farle richiudere a guscio, attorno ad un sesso appuntito, per bucare la voglia, per sgonfiare la brama. Succhia e risucchia dove è più forte lodore, dove in una macchina stanotte sè fatta più grande, capiente quanto un grembo materno, tenera e mignotta per essere pari, per essere scandalo agli altri, a mia suocera, a sua sorella, alla portiera che ogni mattina mi parla del tempo, a me stessa, a queste mani che mi graffiano il seno, mi graffiano la pelle di unanima secca che non si pente e si lascia succhiare. Poi tutto ad un tratto sarresta. Oddio Avrà sentito i miei pensieri? Risale e mi bacia come per ringraziarmi di avergli fatto sentire il sapore di una donna infedele. Mi guarda e con un sospiro di voce mi dice che gli sono mancata, che sono più lunghe di ore, le ore, quando sono distante, che sono più vuote come se esistesse un vuoto meno pieno di un altro! Ancora mi bacia e lo sento che è amore, mi chiama per nome come se mi volesse strappare da qualche sogno che teme e riportare nel punto preciso dove desideravo di stare, quando quelluomo si dirigeva al parcheggio, quando gli abbassavo la lampo. Gli dico che è tardi e lui remissivo ritrae la mano. Non credo che abbia intuito qualcosa, ma mi vuole vicino come se questa serata fosse una minaccia alle sue notti di quiete, ai suoi giorni che passano senza un impulso. Domani mi devo alzare alle sette, chissà se ce la faccio? Maspetta il lavoro e soprattutto Cecilia che mi chiederà come è andata. Lei è fatta così, vuole i dettagli più intimi, ma stavolta lo giuro mi manterrò molto distante da quella rete metallica, da quel signore che corre, mentre a due passi io facevo lamore. Domani sarà un giorno diverso come il mondo che fuori mi aspetta vedrà una donna che accavalla le gambe, ma non saranno le stesse. Di niente mi sentirò sicura, tranne del fatto che non lo voglio sentire, non lo vorrò rivedere, perché tutto stanotte ha il sapore di sbaglio, perché tuttaltro mi sento che donna appagata.
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Che stupida a credere che sarebbe bastato un sesso e poi altro per prendermi rivincite e lenire i miei sogni. A questora di notte posso esserne certa che il vuoto che sento non è un vuoto di cazzo! Anche se quello mi manca, anche se quello lho preso. Molte volte mero chiesta cosa ci fosse stato in fondo ad un tradimento, altri uomini erano arrivati alla soglia di un bacio di fretta, un collega e un allievo, un francese dentro uno scompartimento di treno. In tanti anni tre occasioni che ho lasciato cadere, ma giuro non è la stessa cosa farsi toccare il seno, le gambe e fermare le mani prima che arrivino ovunque. Come tutti i ricordi che non hanno una fine mhanno lasciato il piacere di continuarli da sola, inseguendo il peccato che ti provoca orgasmi, illudendomi che loltre sarebbe stato bello ugualmente; tale e quale ai pensieri dove vado di notte mentre accanto mi dorme questuomo che russa, che bussa alla porta e rimane alla soglia, come ha fatto stanotte, come farà altre volte quando non cerca una fica, ma un ventre capiente che sappia di madre. Lo guardo, è davvero un bambino. Mi viene il rimorso di non averlo accettato, in fin dei conti questa fica che succhia e che brama è più sua di chiunque altro. Se dovesse avere un padrone non ci sarebbero dubbi. Scendo con la bocca e lo sveglio, ora davvero non capisce più niente. Gliela offro così come viene, immediatamente risponde. E freddo, ma si lascia inumidire. Chissà perché lo sto facendo? Non cè amore, ma solo tecnica di dare piacere. Maccorgo che non cè differenza, potrebbe benissimo stare al volante ed io lì che ciuccio lodore. Capisco chi lo fa di mestiere che ne prende dieci, venti ogni notte, in fin dei conti cosa cambia? Lo prendi, lo succhi e lo sbatti al palato, a piccoli scatti lo muovi seguendo il respiro che cadenza la mano. Ora geme, ma non lo mollo. Ora si divincola ma resto ferma a sentirne la fine. Un fiotto caldo che arriva, subito arriva, che lava lo sporco dove non è arrivato il sapone, e mimpregna dodore che sa di casa e di moglie, di calma e di quiete, che sa di marito.
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